Uno spazio che aspira a fornire spunti di riflessione sulla realtà che ci circonda e che spesso sfugge ai nostri occhi, invisibile se pur nella sua disarmante evidenza. Una lettura rivolta a chi ha già messo in discussione se stesso, le ideologie dominanti e ciò che sembra non rientrare nella sfera delle proprie scelte, incrollabile, ineluttabile, ma anche a chi, pur rispettando ed amando sinceramente qualunque forma di vita al di là della specie, non è ancora riuscito a farlo.

sabato 6 aprile 2013

"Che ci fa una tigre al centro di Roma?"



Dovremmo ricominciare a chiedercelo.

Vediamo continuamente animali posti dietro le sbarre, umiliati, strappati al loro ambiente naturale ed incarcerati affichè ci sia data la possibilità di ammirarli per il nostro intrattenimento, per il nostro diletto. Per permettere ai nostri figli di conoscerli, di prendere contatto con loro, cementificati nella deviata convinzione che ciò possa portare ad amarli, a rispettarli.
Siamo così abituati a considerare gli esseri di altre specie delle nostre proprietà, e a trasmettere, attraverso la nostra indifferenza, questa stessa concezione ai nostri figli, tanto da non renderci conto dell'evidente tristezza dello spettacolo che ci si profila davanti. Incrociamo lo sguardo spento di una tigre che ci fissa, gli occhi negli occhi, da dietro le sbarre, e sorridiamo, ce ne compiaciamo, invece che scoppiare in lacrime. Siamo sordi al suo linguaggio, al suo disagio, a quei ruggiti tuonanti che ci attraggono e spaventano, che altro non sono che un disperato grido di dolore, di rabbia e di sconforto.
La guardiamo, la ascoltiamo, ma non vediamo e sentiamo nulla, nulla di ciò che dovremmo immediatamente vedere e sentire.

Leggere, studiare, documentarsi... sono tutte cose importanti, ma non potranno mai insegnare ciò che insegnano le proprie emozioni. E le mie emozioni mi insegnano che, spesso, sono le domande più semplici, se vogliamo anche le più banali, a permetterci di ricominciare a riflettere, a riprendere contatto con l'evidenza dei fatti e con la profondità di noi stessi, senza perderci in mille costruzioni logiche e in mille discorsi artefatti che purtroppo, in un sistema kafkiano come il nostro, in cui l'assurdo è la norma e la normalità è ciò che di più ridicolo possa esistere, sembrano non essere in grado di accendere il più piccolo barlume di ragionevolezza.

"Che ci fa una tigre al centro di Roma?" Questa frase al megafono è stata come uno schiaffo. Eppure io ero lì, ero lì a presidiare contro il circo, e non per assistere ad uno spettacolo. Ero lì per far riflettere, per trasmettere il messaggio che non può esserci nulla di divertente nel vedere un animale in gabbia privato della sua libertà, che non può esserci nulla di educativo nell'insegnare ad un bambino a considerare gli animali come delle proprietà da ammirare da dietro le sbarre, nell'insegnargli che è normale, normale sborsare dei soldi per comprare un biglietto; per comprare la vita e la dignità stesse di  individui come lui.

Ero lì per far riflettere, e sono andata via riflettendo.

Quelle domande che non ci facciamo e che non rivolgiamo mai ad altri, proprio perchè fin troppo semplici e scontate, proprio perchè convinti di sapere già molto di più e di saperlo spiegare molto meglio, sono quelle che hanno il potenziale più devastante. Perchè sono dirette, vanno alla radice senza perdersi nei labirinti sovrastanti in cui è sempre troppo facile trovare un appiglio o svoltare all'ultimo per riuscire a nascondersi. Perchè, davanti ad esse, sperimentiamo l'inevitabile crollo di tutto ciò che abbiamo costruito intorno e all'interno di noi stessi. Assistiamo alla totale incapacità di rispondere e di risponderci, di opporre una qualunque obiezione. Possiamo articolare discorsi complessi, possiamo cercare di spiegare attraverso milioni di parole concetti che non dovrebbero aver bisogno di essere spiegati e resi evidenti, così come possiamo fare lo stesso per il motivo opposto, per giustificare qualcosa che in nessun caso può essere giustificato; ma nulla varrà mai quanto quell'attimo di silenzio che segue ad una semplice domanda che disarma.

E allora chiediamo e chiediamoci: "Che ci fa una tigre al centro di Roma?"
Non esiste risposta che non appaia stupida o insensata. 





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