Uno spazio che aspira a fornire spunti di riflessione sulla realtà che ci circonda e che spesso sfugge ai nostri occhi, invisibile se pur nella sua disarmante evidenza. Una lettura rivolta a chi ha già messo in discussione se stesso, le ideologie dominanti e ciò che sembra non rientrare nella sfera delle proprie scelte, incrollabile, ineluttabile, ma anche a chi, pur rispettando ed amando sinceramente qualunque forma di vita al di là della specie, non è ancora riuscito a farlo.

giovedì 24 ottobre 2013

"Carne da macello"


Parlo da donna. E ciò che mi indigna, in quanto donna, non è il fatto di essere considerata "carne da macello", bensì il fatto stesso che esista una "carne da macello" a cui poter essere paragonata, quel referente-assente il cui significato originale è stato svalutato per divenire metafora di qualcos'altro ed essere così incluso all'interno di una gerarchia antropocentrica. Proprio noi donne, spesso vittime di discriminazione e mercificazione, attente in molti casi a tematiche di tipo sociale come il sessismo, dovremmo capire che qualunque forma di discriminazione si sviluppa dalla medesima radice; che si tratti di una differenza di razza, di sesso o di specie, la discriminazione è attuata sempre nei confronti del "diverso da sè", chiunque egli sia, e a seconda dello staus di colui che la attua, che sia bianco occidentale, uomo o ancor più semplicemente umano. Se io mi indignassi per il paragone con la "carne da macello", ma non per la "carne da macello" in sè, ritenendo di avere un diritto maggiore a non essere discriminata e mercificata, non farei che riprodurre lo stesso meccanismo a cui tento di oppormi, e il mio punto di vista specista avrebbe la stessa identica validità del punto di vista sessista di cui sono vittima. Pensateci.


Questo l'articolo della Repubblica Napoli.it, in cui si parla dell'indignazione delle utenti.

mercoledì 23 ottobre 2013

Perversione



Eppure esiste addirittura qualcuno a cui viene in mente di paragonare l'industria del latte alla predazione. Questo non fa che dimostrare quante acrobazie mentali si è disposti a compiere pur di convalidare le proprie aprioristiche certezze e mantenersi al riparo dalla scomodità del ragionamento e della messa in discussione di quanto si è sempre dato per scontato senza peraltro mai essersi interrogati al riguardo. Per chi non lo sapesse, le mucche non "fanno il latte". Eh no, non sono dei distributori, anche se ci vengono sempre dipinte come tali fin da quando siamo bambini, martellati da immagini e disegni in cui le mammelle sono praticamente più grandi delle mucche stesse, così che siano l'unica cosa a rimanerci impressa e a farci istituire un collegamento automatico con l'animale e la sua "funzione". Le mucche sono dei mammiferi, esattamente come noi animali umani. E per entrare nella fase della lattazione, esattamente come noi, devono partorire. Ne consegue che per produrre latte in continuazione, devono partorire in continuazione. I nascituri indesiderati non sono altro che scarti, a cui non si può permettere di nutrirsi del latte materno destinato dall'industria al consumo umano, rivolto ad individui già svezzati da tempo che non ne hanno alcun bisogno se non per togliersi lo sfizio di un cappuccino o di una torta o di un gelato (per altro realizzabili con una sconfinata varietà di alternative, altrettanto buone e maggiormente salutari). Queste meravigliose creature, piene di voglia di vivere e capaci di instaurare dei fortissimi legami emotivi, vengono separate immediatamente dalle loro madri e assassinate affinchè non consumino ciò che era a loro, e solamente a loro, riservato. Cosa ha a che fare tutto questo con la predazione? Il leone modifica forse geneticamente una mucca affinchè produca più latte? La insemina artificialmente affinchè abbia ripetute gravidanze? Uccide i suoi figli per rubare il suo latte? No, mi dispiace. Se vogliamo ragionare seriamente c'è la massima disponibilità, purchè il dialogo sia informato, costruttivo, libero da pregiudizi e non rivolto esclusivamente a sopraffare l'altro pur di uscirne indenni e non essere costretti a mettere in discussione i propri dogmi (perchè a questo punto, davanti ad una tale cecità e volontà di mantenerla a tutti i costi, è proprio il caso di parlare di dogmatismo). Mettere in atto un processo del genere, anche piuttosto complesso a livello di ingegno, attraverso il quale diviene possibile rubare il latte di un'altra specie e nutrirsene pur non avendone bisogno eliminando gli svantaggi economici che necessariamente ne deriverebbero, non ha nulla a che fare con l'istinto di sopravvivenza. É razionalità, calcolo allo stato puro; quel tipo di calcolo razionale che sconfina nella perversione.


Essendomi stato contestato l'utilizzo dei termini "razionalità" e "razionale", ci tengo a specificare in quale accezione li ho utilizzati e con quale significato. Considero il fatto di bere il latte di un'altra specie un qualcosa di altamente IRrazionale, così come considero IRrazionale il fatto di non porsi domande al riguardo dando per scontato che sia normale così e basta. La "razionalità" a cui mi riferivo è quella, in accezione puramente negativa, che spinge lucidamente a fare calcoli e a perseguire il proprio utile a discapito degli altri, riuscendo perfettamente nell'intento. Quella in grado di partorire le invenzioni più abiette; quella della mente fredda che misura, valuta i pro e i contro e poi calpesta chiunque intralci il suo cammino pur di eliminare gli svantaggi. Il consumatore è certamente irrazionale, ma l'uso della razionalità (nel senso sopra spiegato) di certo non è mancato nello strutturarsi dello sfruttamento sistematico di quelle povere creature.

Vorrei inoltre precisare anche il significato che attribuisco al termine "perversione" in tale contesto. Lungi dal ritenere perversi in senso stretto gli allevatori dell'industria lattiero-casearia (che altro non sono che imprenditori che svolgono il loro triste lavoro utilizzando gli strumenti di cui dispongono e che gli sono purtroppo consentiti dalla legge), ritengo invece che sia il meccanismo stesso ad essere perverso, e perverso nel senso di "calcolo geniale". Si usa infatti spesso l'espressione "mente perversa" proprio per indicare una "mente geniale" con valenza negativa, in grado di ordire qualunque efficientissima trama al fine di raggiungere i propri obiettivi.

Rispettare il "diverso"



Non si tratta di "innalzare" gli animali non umani al livello di quelli umani, nè di dimostrare quanto siano intelligenti e di quali mirabili facoltà siano dotati affinchè gli possano essere riconosciuti un valore e una dignità. Non esistono livelli, non esistono un sopra e un sotto; non esistono gerarchie da scalare. Parlare di minore o maggiore evoluzione è fuorviante, poichè i termini "maggiore" e "minore" implicano il riferimento ad un parametro, che è funzionalmente un parametro umano e di conseguenza antropocentrico. Il rispetto dell'altro, per essere davvero tale, dovrebbe invece configurarsi necessariamente come rispetto della diversità, come riconoscimento di un valore in ciò che è distante da sè e in cui non ci si rispecchia, altrimenti resterà sempre e soltanto una sterile contemplazione del proprio riflesso.